Stay connected – La fotografia nel futuro/Il futuro della fotografia

Nel 1997, in epoca ancora analogica almeno per me, arrivai in Egitto per la prima volta, rimanendone professionalmente attratto al punto che in breve tempo decisi di concentrare là tutte le mie attività. Insieme ai profondi cambiamenti avvenuti nella comunicazione visiva sono andate pian piano cambiando anche le modalità di raccontare il mondo per immagini. In un processo sempre più veloce, il fotografo si è trasformato in qualcos’altro, in un nuovo professionista del quale, a tutt’oggi, so poco anch’io. Il mio background professionale si divide in due parti principali, la fotografia di montagna e quella dell’arte, sottointendendo con quest’ultima vari aspetti che comprendono le parole Patrimonio e Artista. Nonostante  i due campi siano profondamente diversi essi mi sono serviti a soddisfare perfettamente le mie esigenze professionali. Quando Musei e Monumenti (cioè gli individui che li gestiscono) e studi di artisti (personaggi interessanti ma pesanti) colmavano la mia capacità di sopportazione, la Montagna, con le sue solitudini ed i grandi spazi, mi rigenerava corpo e anima (soprattutto). Ovviamente valeva anche il contrario. Poi un assignment mi ha portato in Egitto, dove ho capito che potevo soddisfare tutte le mie esigenze professionali. Da allora sono passati, proprio in questi giorni, 18 anni: il progetto a cui sto lavorando al momento riguarda la visualizzazione su dispositivo mobile di contenuti multimediali per la mostra “Tutankhamun – His tomb and its treasure” che SC Exhibition inaugurerà a Monaco il prossimo 1 Aprile 2015.

Cosa è successo in questi anni?

Stiamo preparando il futuro della fotografia, semplicemente, ma se l’avessi dovuto prevedere nel 1997 mai avrei pensato cosa essa sarebbe diventata nel futuro. Il vero soggetto di queste brevi riflessioni non è certo il passaggio dall’analogico al digitale, mera discussione senza soluzione di continuità che lascia il tempo che trova, piuttosto come vediamo e vedremo nel futuro ciò che non abbiamo effettivamente davanti nella realtà, ma che qualcun altro (una volta era il fotografo) ci racconta per immagini, perché ‘il soggetto’ non è concretamente presente davanti ai nostri occhi , oppure perché lo è stato e non lo sarà mai più.

Il vero cambiamento non riguarda il mezzo, ma la sua gestione.

La fotografia infatti da linguaggio del fotografo è diventata linguaggio condiviso, proprio grazie alla tecnologia, che permette a tutti di comunicare per immagini, per immagini in movimento e per immagini live utilizzando, per esempio, Skype o Facetime. Vediamo con gli occhi degli altri dove essi sono, proprio in questo momento, o qualche secondo fa. La fotografia è diventata social, il più social di tutti i media. Il suo linguaggio immediato è patrimonio di tutti, rimbalza da un dispositivo all’altro senza fermarsi mai.

Comunichiamo più concetti per immagini che con le parole.

Tutti fotografi? Sì e no, infatti questa rivoluzione si può paragonare a quella della scrittura a portata di tutti. Un paese come l’Italia aveva ancora nel 1902 oltre l’85% di analfabeti, oggi tutti sanno leggere e scrivere. Non per questo tutti sono diventati scrittori. Lo stesso vale con la fotografia e con il suo utilizzo, e proprio seguendo questa riflessione arriviamo al punto che più può interessare chi legge questa rivista: quale futuro per le immagini?

Forse una breve cronistoria di alcuni lavori (e loro applicazioni) realizzati in Egitto negli ultimi anni può fornire una risposta:

2000 – Prime ricostruzioni ad altissima risoluzione di pareti dipinte nelle tombe di Luxor e Saqqara ad uso scientifico.

2006 – Esce il libro “The Royal tombs of Egypt” con le visioni impossibili, pareti intere ricostruite come neanche l’occhio umano può vedere dal vivo, perché gli spazi sono troppo limitati per abbracciarle con lo sguardo.

2007 – Esce il libro “King Tutankhamun” con le prime riprese fotografiche digitali in assoluto del Tesoro e la postproduzione “a strati”, fino a 180 fotografie sovrapposte, per riprodurre fedelmente colori e superfici. Oltre all’utilizzo scientifico (ancora oggi è il solo shooting del tesoro ad alta risoluzione esistente) questa tecnica permette di riprodurre immagini mai viste prima. Da questa produzione vengono realizzate stampe ad altissima risoluzione per mostre e musei.

2009 – Prime animazioni 3D del tesoro di Tutankhamun da immagini fotografiche ad alta risoluzione.

2009 – Pubblicazione di “A Secret Voyage”, un libro fotografico di grande formato, stampato con l’innovativa tecnica “New Dimension”. Il volume, tirato in soli 750 esemplari numerati e firmati dagli autori, è il più grande libro fotografico mai pubblicato sull’Antico Egitto.

2012 – Inaugurato il “Children’s Civilization and Creativity Center” del Cairo, per il quale produciamo circa 600 mq di fotografie ad alta risoluzione, utilizzando particolari tecniche di stampa con inchiostri UV e ugelli modificati per aumentare la risoluzione delle immagini su forex.

2012 – Insieme con Touchpress produciamo “The Pyramids”, un’app innovativa per iPad che sfrutta al massimo le potenzialità del sistema iOS e utilizza modelli 3D fotogrammetrici realizzati con immagini creative, cioè con le luci applicate alla ripresa e non inserite solo virtualmente nella visualizzazione del modello.

2014 – Realizziamo contenuti digitali sull’Antico Egitto per dispositivi mobili da visualizzare con il browser interno.

Ed eccoci arrivati ai giorni nostri, all’anno di “Ritorno al Futuro Parte 2″: non avendo la DeLorean ci sono arrivato a piedi, ma non mi sento molto affaticato, anzi, i progetti per quest’anno sono molto stimolanti. Tra questi, anche la pubblicazione di un nuovo libro di grande formato, sempre a tiratura limitata, con il quale usciremo a maggio. Ma lanceremo a breve anche le Ancient Egypt Twitter Live Stories con produzione fotografica dedicata e grandi immagini con projection mapping per eventi, oltre a video portraits e nuovi libri elettronici.

Molti mi chiedono se mi mancano le riviste di una volta e i libri a fascicoli, se mi mancano le stampe in B/N e le mani negli acidi, nel caldo protettivo della luce rossa in camera oscura. No, non mi mancano per niente, mi manca quello che ancora non ho fatto, quello che ancora non ho pensato.

Un consiglio, a tutti coloro che amano la fotografia e a tutti quelli che ci lavorano: just stay connected!

 

Sandro Vannini